Le Lame dei Tarocchi: Il Matto

Se analizziamo la carta del Matto, ne abbiamo una visone quanto mai reale dal punto di vista esoterico. Il Matto percorre la via con due bastoni, uno sulla spalla e nella mano destra.
Il bastone sulla spalla separa la testa, sede dell’Iniziazione superiore, della Gnosi, dal corpo, sede del cuore, sede dell’Iniziazione inferiore e dal ventre, dal non iniziato, dal profano o dall’iniziato deviato – non più iniziato, perché ha perso la via.

Sul primo bastone è posta una bisaccia dove è contenuto il pane della conoscenza. Il secondo bastone, la verga, è la rappresentazione della purezza del percorso.  L’abito del matto stracciato da morsi di un animale, cane o gatto a seconda della rappresentazione, è mettere a nudo il corpo fisico per liberarlo verso l’etereo, sede della memoria e modulare l’attività cellulare dei desideri e delle emozioni, fino all’astrale, sede dell’emozione e dei desideri.

Il cappello tricorno è la rappresentazione

della Triade Superiore, dell’Atman spirituale, del Buddhi (anima) e del Manas (mente) di quei livelli superiori embrionali che la mente dell’uomo può appena sfiorare.  E’ la proiezione verso “ciò che è in alto…”.

La barba del matto, invece, è la proiezione “di ciò che è in basso..”, l’attrazione verso il piombo della materia.

Alla vita del Matto è posta una preziosa cintura d’oro, con dodici piastre per analogia con lo Zodiaco. Questa cintura contrasta con la povertà degli abiti del Matto, ma cinge la vita di un personaggio cosmogonico di estrema importanza, egli è la rappresentazione di tutto ciò che sta al di la dell’intelligibile, infinito esterno al finito, l’assoluto che avvolge il relativo. La cintura può anche essere interpretata come il segno 0 degli Alchimisti che rappresenta l’allume, sa le principio degli altri sali, substrato immateriale di ogni materialità, l’Arcano privo di numero ricorda ciò che non conta, il fantasma irreale che noi evochiamo con il nome di Nulla, in opposizione al tutto – uno al di fuori del quale non è concepibile alcuna esistenza.

Cos’è il Matto?
È l’originale, il “diverso”, l’anticonformista che ricerca la verità oltre l’apparenza. È che parla una lingua ai più incomprensibile, ma che è chiara agli Iniziati, come la lingua “verde” degli alchimisti.

Quando nasce la “Via del Matto”? Nella notte dei tempi.
La via del Matto è la Via dell’autoiniziazione. La “diversità” di questo matto non è data dal suo carattere, ma dal diverso percorso che egli intraprende, frutto di una visione diversa da quella comune, non condizionata dall’imprintig profano. Per percorrere la Via è necessario calcinare le vecchie emozioni, dominare in altre parole la bestia che è in noi. Solo dopo avere compiuto questo atto il percorso diventa possibile. Il sentiero della ricerca è quanto mai arduo, ma a mano a mano che ci si inoltra, la conoscenza annulla ogni timore. La paura scompare scoprendo se stessi. E non c’e nessun bisogno di diventare un misantropo o un eremita per “conoscere se stessi”. Hai calcinato il vecchio, ma non sei ancora al bianco. Ti avvicini all’arcano, all’anima mundi. Al bivio si può scegliere se tornare a casa nel ventre del mondo profano, nei conflitti che ti divorano e ti digeriscono, ma dandoti l’illusione di stare al sicuro. L’alternativa è avanzare sul sentiero della mutazione. Continuare a cercare sotto le stelle la verità, al rischio dell’incerto e della solitudine.